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Gestire l’aggressività, l'ansia e canalizzarla nella giusta azione sportiva

Aggiornato il: 2 dic 2019



Una lunga azione di contropiede una sgroppata veloce e poi davanti al portiere? Un flop e una mancata finalizzazione di un gesto atletico che ha visto un’escalation di agonismo sgonfiarsi in un attimo e vanificare una potenziale opportunità, perché? Durante un’azione agonistica mettiamo per esempio un contropiede solitario verso la porta avversaria, possono avvenire alcune cose che vanificheranno la finalizzazione in goal: A) la nostra aggressività ha raggiunto il massimo della sua estrinsecazione durante la lunga galoppata verso la porta avversaria ma si è esaurita del tutto al momento del confronto col portiere (pensiero ruminante riuscirò a segnare?) così che l’aggressività difensiva del portiere ha la meglio sulla ns azione. Questo avviene perché abbiamo avuto un flusso di aggressività non controllato che si è esaurito soffocandoci, spesso dovuto ai pensieri semi-consci e consci, che sul più bello ci tolgono lucidità non consentendoci di usare le ns risorse atletiche e tecniche al meglio. B) Arriviamo davanti al portiere con ancora una forte componente di aggressività e vediamo in lui il ns nemico (sfondo la rete) a questo punto avremo una ipertrofia dell’aggressività che ci farà agire in maniera meno lucida e molto probabilmente sbaglieremo ancora e la ns azione non sarà ascritta negli annali della società di cui facciamo parte.

Nel caso A e anche nel caso B il problema risulta essere non tanto la gestione delle proprie risorse tecniche e atletiche a quanto la difficoltà di gestire pensieri ed emozioni, a tal punto da inficiare il risultato della partita. Con la gestione dell’ansia e dell’aggressività, grazie al Metodo Makula Equipe, impariamo a canalizzare e parcellizzare la nostra aggressività minimizzandola e dedicandoci al gesto atletico, risparmiandoci impegni gravosi dati da pensieri dubitativi (cosa faccio arrivato davanti al portiere?) o pensieri risolutivi (arrivo li davanti e segno) o qualsivoglia pensiero gravante che possa rallentare e ridurre la nostra lucidità. In poche parole io uso una allegoria e dico che se pensiamo immaginando l’azione durante un’azione agiamo 2 volte e quindi la seconda volta quando dobbiamo essere risolutivi ci sentiremo come aver già eseguito e portato a termine l’azione e saremo appagati e scarichi mentalmente con una ridotta lucidità. Tutto questo con una buona pratica del metodo Makula Equipe, l’atleta, nel giro di pochi mesi, migliorerà la gestione dell’ansia e dei pensieri riuscendo a trasformare un’azione con accrescimento emotivo della frequenza cardiaca e conseguente stato confusionale in un’azione lucida con una maggiore determinazione (silenziosa) senza pensieri ruminanti né alcun pensiero se non la scelta ultima determinante nell’ azione di buttare la palla in rete.

Nessun pensiero buon pensiero!


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